martedì

29

Settembre

Bruno Canino Pianoforte, Alessio Bidoli Violino

L’Anima del Violino, la Voce del Tasto

Info e orari

I biglietti possono essere acquistati anche sul posto prima dell’inizio dello spettacolo.

Carl Philipp Emanuel Bach (1714 – 1788)
Sonata in sol minore per violino e tastiera (H. 542.5)

Giuseppe Tartini (1692 – 1770)
Sonata in sol minore “Il trillo del diavolo” B. g5

Camille Saint-Saëns (1835 – 1921)
Sonata n. 1 in re minore per violino e pianoforte, Op. 75

Allegro agitato – Adagio

Allegretto moderato – Allegro molto

Note al Programma

Il viaggio musicale di questa sera traccia un affascinante percorso lungo oltre un secolo di letteratura per violino e tastiera, esplorando il modo in cui i compositori hanno interpretato il dialogo tra questi due strumenti, tra rigore formale e slanci di acceso virtuosismo.
L’apertura è affidata alla Sonata in sol minore (H. 542.5) di Carl Philipp Emanuel Bach. Figlio d’arte e figura chiave del periodo di transizione tra Barocco e Classicismo, C. P. E. Bach si allontana dal rigido contrappunto paterno per abbracciare lo Sturm und Drang e lo “stile della sensibilità” (Empfindsamer Stil). La sonata si distingue per un’espressività intima e drammatica, dove la tastiera non è più un semplice accompagnamento, ma dialoga alla pari con il violino.
Si rimane nella tonalità di sol minore, ma si entra nel mito con la celebre Sonata “Il trillo del diavolo” di Giuseppe Tartini. Composta, secondo la leggenda, dopo un sogno in cui il diavolo in persona eseguiva una melodia di ultraterrena bellezza, l’opera rappresenta uno dei vertici del virtuosismo violinistico del Settecento. Al di là delle formidabili difficoltà tecniche e dei celebri passaggi in doppio trillo, la sonata colpisce per la sua profonda intensità lirica e la sua drammaticità.
Il programma si chiude nella seconda metà dell’Ottocento con la Sonata n. 1 in re minore, Op. 75 di Camille Saint-Saëns. Scritta nel 1885, questa pagina monumentale è un perfetto esempio del genio francese, capace di fondere la chiarezza strutturale classica con l’ardore romantico. Divisa in due grandi movimenti (ciascuno bipartito), la sonata richiede un impegno straordinario a entrambi gli esecutori: dall’agitazione iniziale, attraverso un Adagio di straordinaria purezza, fino all’irresistibile e cinematico Allegro molto finale, un vero e proprio “moto perpetuo” che porta il concerto a una conclusione di travolgente energia.